Presentazione del Libro “Il Duomo di Massafra”

Copertina del Libro "il Duomo di Massafra"
Copertina del Libro “il Duomo di Massafra”

Il portone d’ingresso del Duomo di Massafra, alto otto metri, è tra i più imponenti d’Italia. Maggiore anche del portale di San Pietro in Roma. L’hanno appreso domenica 4 Dicembre 2011 quanti hanno affollato la Chiesa Nuova di San Lorenzo in occasione della presentazione del libro “Il Duomo di Massafra” scritto – su iniziativa dell’Arciprete don Sario Chiarelli – dall’archeologo e storico Roberto Caprara. Il portone, come ha evidenziato l’autore, è una pregevole opera lignea del falegname Vito Tannoia al quale si devono, tra l’altro, anche altre opere importanti come le porte, la loggia, l’altare del sacramento e le grate balaustrati per l’organo dell’edificio sacro che i massafresi chiamano familiarmente la “chiesa nuova” o, in modo improprio, la chiesa di San Lorenzo che, in effetti, è dedicato alla Vergine Immacolata anche se è sede della parrocchia di San Lorenzo Martire e ospitava fino agli anni Cinquanta del secolo scorso l’Insigne Capitolo Collegiale di Massafra.

A curare l’impaginazione e la stampa del libro (riporta anche decine di foto a colori di Umberto Ricci e Francesco Lato) è stato Giulio Mastrangelo.

Con il ricavato del libro si pensa di restaurare l’organo della chiesa. L’ha fatto presente nel suo intervento l’Arciprete don Sario Chiarelli, che ha voluto ringraziare Caprara e Mastrangelo per questo volume che ha definito un’agile guida per conoscere la maggiore chiesa di Massafra, ben visibile da qualunque punto del circondario per la grande cupola che sovrasta l’abitato e che è divenuta, assieme al Castello ed ai ponti, uno dei simboli della “Tebaide d’Italia”.

Volume stampato in occasione dell’ottantesimo anniversario dall’apertura al culto della chiesa, avvenuta l’ 8 settembre 1931 e festeggiato giovedì, 8 dicembre, Solennità dell’Immacolata Concezione, con una solenne celebrazione eucaristica. E questo perché la chiesa è intitolata, appunto, all’Immacolata Concezione. Intitolazione avvenuta ancora prima della proclamazione del dogma, quando Massafra contava  appena 5.000 abitanti (oggi ne ha oltre 32.000).

Roberto Caprara
Roberto Caprara

Ad introdurre l’autore è stato Giulio Mastrangelo non prima però di aver accennato al suo rapporto con la chiesa, iniziato sin da bambino (a 7 anni era un chierichetto), al suo orgoglio di aver conosciuto in quei tempi prestigiose personalità religiose, come l’Arciprete don Paolo Ladiana, il vecchio Arcirete don Antonio Ladiana e il canonico don Nunzio Castronovi.

Ha continuato elogiando lo zelo pastorale di Don Sario Chiarelli, che ha definito “uomo della Provvidenza”, per le mille cure di cui circonda il maestoso tempio (il Duomo, appunto) e le opere d’arte in esso custodite. Nell’introdurre Roberto Caprara, ha ricordato a tutti che senza di lui Massafra non avrebbe certo avuto il Settembre Massafrese col Palio della Mezzaluna, il Carnevale massafrese e la stagione della grande Pro Loco. Città che sul piano storico, senza i suoi studi, sarebbe rimasta agli studi dell’avv. Gallo, a una Massafra nata intorno al Mille, in un indistinto Medioevo, legata alla favola di mago Greguro e della figlia Margheritella e nessuno avrebbe saputo dei profughi Afri e della Massa Afra, che da loro prese nome, ne saprebbe distinguere una casagrotta o una chiesa rupestre di V secolo da quelle di decimo o di tredicesimo secolo. Ed ha ricordato ancora le conoscenze che si sono raggiunte tramite lui sull’enorme sviluppo che Massafra ha avuto in epoca longobarda tra il VII e il X secolo, con lo scavo di decine di unità abitative nel villaggio rupestre di Madonna della Scala e delle chiese di S. Lorenzo, di Santa Marina, di Santa Lucia e della Cripta inferiore. Come non ringraziare Roberto Caprara? E Giulio Mastrangelo l’ha fatto anche nome di tutti i massafresi.

E’ seguita la presentazione del libro da parte dello stesso Autore. Una presentazione che è stata anche una gioiosa festa d’incontro tra l’autore-relatore e numerosi cittadini, autorità varie (l’Amministrazione comunale era rappresentata dal vice sindaco Antonio Viesti e dall’assessore Giuseppe Marraffa), diversi studiosi e presidenti di varie associazioni cittadine. Tante le “scoperte” attraverso la presentazione del libro nel corso della serata. Ne ha illustrato il contenuto precisando che ha una parte destinata alla descrizione architettonica del monumento ed un’altra, più ampia, nella quale si parla delle opere d’arte in esso conservate, dipinti e statue per lo più provenienti da antiche chiese scomparse. Si è soffermato, in particolare su due dipinti su tavola, del primo Cinquecento o forse ancora del tardo Quattrocento, una Madonna degli Angeli ed un Resurrezione manifestamente ispirata a quella celebre di Piero della Francesca, che Huxley considerava il più bel dipinto del mondo, e su una icona cinquecentesca di scuola cretese, una raffinata immagine della Madonna di Costantinopoli. Ha poi dedicato un passaggio importante al venerato Crocifisso ligneo, ricordando che un suo collega dell’Università di Pisa, il Prof. Mario Bucci, lo ha attribuito a bottega toscana di chi aveva visto operare Michelangiolo e da datare a non oltre la metà del Cinquecento. Ha quindi spiegato la ragione per la quale ha inserito nel testo succinte biografie di Santi raffigurati nella chiesa il cui culto si è molto affievolito. Ed ha ricordato che i Santi vengono proposti dalla Chiesa innanzitutto come esempio di vita e solo in seconda battuta come intercessori per chi chiede l’intervento di Dio nelle sue necessità. Il libro si chiude con i testi delle numerose iscrizioni che sono poste sulle pareti della insigne chiesa, nella quale sono sepolti l’Arciprete Mons. Antonio Ladiana ed il Vescovo Antonio D’Erchia.

 

Per prenotazioni e informazioni rivolgersi a baldassarechiarelli@libero.it.

(Nino Bellinvia)