La storia del “Cuonzo”

Tra le iniziative organizzate in occasione della festa patronale, da alcuni anni figura la distribuzione del “cuonzo”.

Di cosa si tratta?
Il “Cuonzo” è una miscela di grano, ceci e semi di finocchio lessi che viene distribuita ai fedeli durante la Novena di maggio alla Madonna della Scala in preparazione della festa patronale.

A quando rimonta questa pia tradizione?
L’avv. Vincenzo Gallo, in La Municipalità di un Rito, scrive che la prima domenica di settembre 1776 (essendo stata la nostra Madonna proclamata Patrona principale di Massafra) si svolse la prima festa patronale col rito della consegna delle Chiavi.
Quando la processione con la ricca statua della Madonna, dopo aver percorso la Gravina, giunse nel luogo chiamato lo “Montirrone del Cuonzo” (sito tra il Santuario Madonna di Tutte le Grazie e l’antica Chiesa Madre), la statua fu fermata e il Vescovo “offrì il cosidetto Concio, cioè una miscela di grano, uva ed olive in un gran cesto, che auspice la Patrona, fu distribuito al popolo in luogo della carne dei cervi, che più non apparivano”.
Come è noto, secondo la leggenda, riportata nel libro dei Battezzati del 1876 e da diversi autori, anticamente “ogni anno, in occasione della festa di Maria, dalla sponda superiore della valle (ove pur dicesi trovarsi un albero di carrube), spontaneamente comparissero due cerve, grande l’una, piccola l’altra. Di queste, (…) la maggiore, alla vista del popolo, che plaudente osserva il prodigio, si precipitava in fondo al burrone, le cui carni distribuivansi ai fedeli ivi accorsi”.Quando le cerve non apparvero più, il pasto a base di carne di cerva fu sostituito dal “Cuonzo”. La festa della Madonna della Scala anticamente coincideva con l’Assunta, il 15 agosto, e il “cuonzo” veniva distribuito allora.Quando poi la festa patronale fu fissata alla prima domenica di maggio, nella composizione del “cuonzo” all’uva e alle olive furono sostituiti i ceci e i semi di finocchio.
Sia che si voglia considerare vera la leggenda della cerva (che si offriva in volontario olocausto al popolo il giorno della festa) sia che la si voglia interpretare come un racconto parabolico della Eucaristia (considerando cioè la cerva figura di Cristo che il giorno della festa, appare sotto la specie del pane e del vino e si offre in cibo ai credenti), l’usanza del “cuonzo” perpetua la memoria di un legame profondo e antico tra S. Maria della Scala (l’antica Santa Maria della Cerva) e il popolo di Massafra, e – per il tramite della Vergine – rinsalda l’Alleanza tra il Dio fatto Uomo, che si fa cibo di salvezza, e chiunque si riconosca peccatore. Per il suo valore spirituale è giusto conservare e trasmettere ai posteri la tradizione del “cuonzo” che sintetizza efficacemente, più di tanti apparati esterni, il vero senso della festa.

Alla sig.ra Caterina Bianco Antonacci va il ringraziamento per la devozione e la dedizione con cui da alcuni anni prepara il “cuonzo”.

G.M.